Domenica 29 novembre
Un uomo solo in scena. Una cassa di legno da cui escono i suoi compagni di viaggio. Una mappa, un'isola, un tesoro: la storia la conosciamo tutti. “L'isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson torna a teatro attraverso una lente precisa: il doppio. Scenografia, burattini, luci e suoni costruiscono un gioco di specchi in cui nessuna immagine è mai davvero l'originale.
Il doppio ha due nomi: Ben Gunn e Long John Silver; sono due direzioni di una stessa vita, e in scena sono lo stesso corpo. Perché l'isola non è soltanto un luogo d'avventura. È un altrove mentale, la zona di passaggio tra ciò che siamo e ciò che desideriamo essere. Un'isola si raggiunge per mare, ma anche restando fermi. Un racconto di pirati o il delirio solitario di un uomo che parla da solo? Alla fine restiamo noi, spettatori-naufraghi, complici di una finzione che ci somiglia più di quanto vorremmo.