Giovedì 25 marzo
Ore 19 | Fosfene #0 - Video di Sonia Coppoli
La performer si punta addosso l’occhio della macchina, il focus sul mai volto, solo dettagli frugati, narici bocca occhio, orifizi che spasmano, sciame di capelli, fissità estatica che si sbriglia in ritmo impassibile e frenetico fino alla cecità degli strappi elettrici.
"Essere guardata, palpata dall’occhio della macchina, offrirsi a un amplesso freddo, di mistica indifferenza”
La performer esaspera l’occhio meccanico contro se stesso, a divorarsi - attraverso l’immagine - nella propria materia brulicante.
Coppoli si riprende senza guardarsi, con le dita esplora, si percuote ritmicamente, ruota la testa, di lato, dall’alto al basso, è un dondolo beckettiano che fibrilla fino allo sciame elettrico. Da questo video si scatena il progetto Fosfene, una battitura di ossessione sul punto cieco tra immagine e scrittura
Sonia Coppoli è attrice di teatro, in stretta collaborazione con Chiara Guarducci e Marina Melani, dal 2020 inizia la sua attività di performer e videomaker
Ore 21 | Macbeth - Video di Matteo Bellumori
Testo di Chiara Guarducci
Con Maurizio Alfani
Voce di Sonia Coppoli
Macbeth incarna lo sterminio, l’estremità di un desiderio inesorabile, quanto la pasta vischiosa dei due amanti. In questo lavoro resta solo Macbeth, carne abbattuta, bagnata di sesso, fossa di tutti e di nessuno. un ancòra estenuato di fame che invoca l’altro dalle macerie .
"Macbeth è il nome di precipizio in cui trionfa l’inesorabile oscurità del desiderio, uno stento di gemiti, un ancòra di fame. Si trascina, rigurgitando il sangue d’incesto, lo sturo della specie
come si può guarire da una strage
l’odore di putredine che resta
dolciastra latrina
come l’impiastro
in cui usciamo fuori
la pellicola del primo belato
(C.G.)
"ti sei insediata nelle viscere
così vorace da sfrattarmi
da ogni organo
ma non mi hai finito"
Dal monologo di Chiara Guarducci
"Macbeth è la crudeltà d’una febbre lucida: il lucido d’un occhio 'piretico' che trema trafitto tra muscolo e brandello, che si contorce sulla vibrazione muta d’un nervo affondato nella caligine densa delle allucinazioni, ritmo isterico dove ogni forma si consuma e si divora nell’insensato sfinimento della cenere"
Matteo Bellumori